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INTRODUZIONE ALLA REALTÀ, ECCO COS'È L'EDUCAZIONE
Memos
 
2011
Mar
2
Rimettersi in gioco per crescere
L'esperienza de "I Colloqui Fiorentini"
Riportiamo la lettera di una mamma pubblicata martedì 1 marzo nella rubrica "Dialogo tra i banchi" de Il Resto del Carlino:

“Mio figlio Enrico frequenta la quinta liceo scientifico. Solo in questi due ultimi anni di liceo si è cominciato ad appassionare alla letteratura, alla filosofia ed alla storia. Nonostante i pressanti impegni scolastici, quest’ anno ha deciso di partecipare ai Colloqui Fiorentini, un concorso che si è chiuso sabato scorso con un convegno di tre giorni a Firenze.
Quando ha voluto aderire a questa iniziativa non gli ho chiesto il perché. ma ho osservato attentamente il comportamento suo e dei suoi compagni di squadra: sabati, domeniche, ore di extra studio e ricerche per elaborare la loro tesina. “Perché questa scelta? Perché questo lavoro extra e senza alcun lamento da parte di Enrico e dei suoi compagni?”.
Desideravo capire e sentivo l’importanza di essere presente, almeno un giorno, a questo loro appuntamento.
E così ho segnato la mia agenda : sabato 26 febbraio sarei andata a Firenze.
Per tre giorni 1.600 ragazzi provenienti da scuole di tutta Italia hanno raccontato i propri lavori, mostrato le proprie opere, artistiche e letterarie, ed i loro pensieri su Manzoni. Hanno discusso tra loro, ascoltato, “sofferto” temi quali la Giustizia, il Perdono, la Provvidenza, la Misericordia, la Verità. Si sono confrontati con la semplicità ed il perdono di Renzo, i silenzi di Lucia, la cristianità di Fra Cristoforo, la complessità di un personaggio quale l’Innominato.
Dopo ore di lavoro li ho sentiti commentare : “ci siamo accorti che si può dialogare senza dialogare” oppure “dopo un pomeriggio di discussioni abbiamo capito di non avere detto nulla e quindi abbiamo ricominciato da zero”.
Fantastico atteggiamento: prendere coscienza delle difficoltà e ricominciare tutto da capo, cambiando prospettiva, punto di partenza; rimettersi in gioco per capire, comprendere, far propria l’esperienza e crescere. Alla fine dei tre giorni i loro occhi erano luminosi, felici, elettrizzati. Erano ricchi di qualcosa di più, erano soddisfatti.
Ognuno di questi ragazzi ha vinto, ed ogni scuola, pubblica o privata, proveniente da un’Italia che deve essere unita ed unica, ha vinto. Come madre, come persona adulta che giustamente si preoccupa del futuro, osservando ed ascoltando questa valanga di giovani mi sono detta:” se questi giovani ragazzi sono gli adulti del domani, io mi sento tranquilla.
Essi hanno gli strumenti ed il metodo per creare solide colonne su cui costruire.

Barbara Borsari"