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INTRODUZIONE ALLA REALTÀ, ECCO COS'È L'EDUCAZIONE
Memos
 
2014
Nov
20
Se il “Malpighi’s got talent!” è meglio di Criminal mind
All'Antoniano, una serata memorabile
Non ho figli che vanno alle scuole del Malpighi. Non sono neanche un prof.
Tantomeno lavoro in segreteria. Venerdì sera, poi, è la mia serata consacrata alle nuove puntate di “Criminal mind”. Non avevo davvero nessun motivo per decidere di sorbirmi un talent.
E invece… Per un giurassico, cresciuto a Corrida (quella doc, non quella in similpelle di Gerry Scotti) e al karaoke (quando Fiorello aveva ancora la coda) il talent visto in tv è, senza offesa, noioso. Avevo, quindi, una buona giustificazione per respingere senza troppa scortesia il gentile invito della preside che, pur senza armare il bazooka, ha esercitato un pressing carico di buone ragioni. Ragazzi, genitori e professori porteranno sul palco balli, canzoni e piece teatrali davanti agli occhi severissimi della giuria e del pubblico che proclamerà i vincitori. Ho ingoiato in fretta un “tutto qui”. Ma la preside ha aggiunto: “l’incasso del “Malpighi’s got talent” sarà devoluto al Fondo di solidarietà per le borse di studio”. Ah beh, sì beh. E sono andato.
Antoniano, gremito in ogni ordine di posti. Un’improbabile giuria, con uno dei componenti che prima di alzare la paletta controllava il voto degli altri. Un tifo da stadio. Due bravi presentatori alla Frassica. E poi loro, gli artisti. Bravi, generosi. In qualche caso superlativi. Mi ha divertito il balletto degli Zumbapocoippotanto che ha accompagnato il gettonatissimo leone che anche stasera ineluttabilmente dorme.
Mi sono rotolato nei pochi centimetri a disposizione ascoltando Minimo Ranieri con la parodia di perdere l’amore (in questo sostituito dai capelli) e una strizzatina d’occhi allo shampoo di Gaber. Sono rimasto basito di fronte al loop, anche se ancora mi chiedo cos’è. Preoccupato per certi passaggi da Tridentina di “Almeno tu nell’universo”. Incantato da juniores e seniores che hanno trasmesso good vibrations (traduco per le prof. di inglese “buone vibrazioni”).
Estasiato dall’albero di mele (vere) con elettrodi collegati a un computer trasformato in tastiera. E poi il pezzo forte. “We are the world” cantato dai professori-rockstars mentre ai piedi del palco i loro studenti si scatenavano in puro stile groupie. Inutile dire chi ha vinto e chi ha perso. Chi c’era lo sa, chi non c’era peggio per lui. Quello che conta è che non sono pentito di aver perso due puntate di Criminal mind. Anzi. L’anno prossimo quasi quasi mi scrivo anch’io. Col mio cavallo di battaglia 24.000 baci. Pubblico e critica sono avvertiti. Astenersi dal lancio di ortaggi. E di palette.
Stefano Andrini