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INTRODUZIONE ALLA REALTÀ, ECCO COS'È L'EDUCAZIONE
 
2016
Mar
3
Jerome Lejeune e la scoperta della trisomia 21
I ragazzi di Castel S.Pietro T. hanno incontrato la vita del grande scienziato
Il Nuovo Diario Messaggero ha pubblicato un articolo di Eleonora Pastremoli, alunna del Liceo di Castel S. Pietro, scritto in occasione della visita alla mostra su Jerome Lejeune alle Cantine Bollini.

"Venerdì 5 febbraio è stata per noi alunni della scuola Malpighi Visitandine di Castel San Pietro occasione per conoscere da vicino Jerome Lejeune, medico pediatrico e ricercatore francese che con la sua vita ha dato forte testimonianza di quale sia il vero valore di ogni uomo.
Attraverso i pannelli di una mostra itinerante ospitata dalle Cantine Bollini e la spiegazione di alcuni ragazzi universitari, ho percepito in modo chiaro quale sia stata la natura della sua missione e di come la sua quotidianità fosse sempre centrata sui valori di uomo di fede; questo lo ha sempre reso forte e coerente, anche davanti alle evidenti ostilità che lo costrinsero all’emarginazione.
La ricerca scientifica di Lejeune è mossa dal desiderio di conoscere per poter curare, e curare significa prendersi cura di ogni singolo malato.
Dopo la laurea nel 1951, durante un internato di pediatria, ha la possibilità di entrare in contatto con i bambini affetti dalla sindrome di Down. Questo incontro gli cambierà la vita: da questo momento la sua missione sarà lottare contro la malattia, scoprirne cause e meccanismi, penetrare il segreto della conoscenza con il fine ultimo di curare.
Umiltà e compassione saranno i due sentimenti che guideranno la sua opera, la sua ricerca, il suo rapporto con i piccoli ammalati e i genitori.
Umiltà perché il genetista non possiede tutte le risposte, compassione perché queste vittime sono le più povere dei poveri, e perché il dolore dei genitori non può essere consolato dalla scienza. Lejeune, osservando attentamente i propri pazienti, ipotizza che le alterazioni dovute alla sindrome di Down avvengano molto precocemente nello sviluppo degli embrioni.
Egli indirizza quindi la sua ricerca sui cromosomi, strutture cellulari che contengono il patrimonio genetico degli organismi viventi e ne assicurano la trasmissione.
Nel 1959 gli studi di Lejeune portano alla scoperta che nei bambini affetti dalla sindrome di Down é presente un cromosoma in più nella coppia 21, e per questo motivo inizia a riferirsi a questa sindrome con il termine Trisomia 21.
Per la prima volta si dimostra che una malattia congenita nell’uomo è dovuta ad una anomalia cromosomica.
Ma da qui il dramma per Lejeune: le sue scoperte anziché stimolare la ricerca per trovare soluzioni terapeutiche, aprono la strada all’eliminazione di questi bimbi ritenuti “imperfetti”.
A questa scoperta segue infatti la pratica dell’amniocentesi che rende possibile la diagnosi precoce di patologie di origine cromosomica. La medicina per millenni ha cercato di risolvere e di trovare le cure, ha combattuto in favore della vita e della salute, ha lottato contro la morte con il fine ultimo di alleviare il dolore, non di infliggere una sentenza.
Da quel momento il dolore che Lejeune proverà per la conseguenza delle sue scoperte sarà immenso.
Non esiterà un solo istante a testimoniare la difesa della dignità umana dell’embrione, subendo in questo modo l’emarginazione.
Gli vengono infatti tagliati i fondi di ricerca, viene chiuso il suo laboratorio e compaiono minacce di morte a lui e ai suoi “piccoli mostri” sui muri di Parigi. Per la sua posizione assolutamente umana espressa in modo chiaro ed inequivocabile durante un convegno negli Usa, si giocherà il premio Nobel per le sue grandi scoperte sulla genetica.
Il professor Lejeune ci ha lasciato una testimonianza chiara e visibile di scienziato e uomo di fede, testimone dell’importanza per il malato di un contesto umano in cui poter ritrovare la propria dignità perché ogni uomo è unico ed insostituibile, e come tale va guardato.
Eleonora Pastremoli"

 
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